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venerdì 2 novembre 2018

Per un funerale cristiano



Funerale di un marito, padre e nonno

Noi cristiani ci raduniamo per riflettere, ascoltare la Parola di Dio e pregare anche di fronte a quella realtà inevitabile e tremenda che è la morte di uno di noi.
Lo facciamo emettendo come comunità cristiana un atto di Fede in Dio nostro Padre che ci ha messi al mondo come creature; cioè come esseri per natura “mortali” (così chiamavano gli uomini anche i grandi pensatori dell’antichità), mentre Egli vive nella divina immortalità e ci accoglierà nell’Amore al termine del nostro pellegrinaggio terreno, dopo averci valutati sul come ci siamo lasciati guidare nella nostra esistenza terrena dalla Verità e dall’Amore verso di Lui e verso i nostri fratelli.
Facciamo un atto di Speranza, in quanto ci affidiamo a Dio che ha risuscitato Gesù Cristo dalla morte e, in modo a noi sconosciuto ma riservato alla sua creatrice onnipotenza, saprà trasformarci in un nuovi esseri viventi, in quella che la Chiesa cattolica chiama vita eternamente beata. Quando si semina in terreno adatto il sanguinante grano del dolore, si costruisce infatti, in virtù della Risurrezione del Cristo morto e risorto, non solo per il futuro, ma anche per l’eternità. Non lasciamoci abbindolare da un maldestro sentimento di onnipotenza dell’uomo d’oggi: Dio creatore è in grado di superare i più arditi sogni degli scientisti e dei fantascientisti, ma anche i più ottimistici dei veri scienziati.
Abbiamo richiamato le due prime virtù teologali (che hanno Dio per primo oggetto). Ora sentiamo il bisogno di formulare un atto di quella Carità (la quale è Amore) che ha, oltre a Dio, come oggetto il nostro prossimo. Amore filiale di riconoscenza verso Dio che ha dato come dono di Amore per lunghi decenni alla famiglia che oggi soffre una sapiente e amorosa guida nelle vicende della vita, verso Dio che estende nell’eternità la nostra vita personale; Amore di gratitudine verso il caro defunto, che ci è stato compagno e amico in questo periodo terreno; ma che soprattutto ha conservato nel confronto dei suoi famigliari, moglie figli e nipoti, l’insostituibile vincolo di Amore che costituisce le nostre famiglie cristiane. Ai famigliari del caro scomparso dal nostro ristretto orizzonte porgiamo, a nome della comunità cristiana, le più sentite condoglianze; e chiediamo a Dio, che è essenzialmente Amore, di accoglierlo tra le sue fidate braccia di Padre celeste.

domenica 1 luglio 2018

Per un Matrimonio



QUASI UN’OMELIA, O QUALCOSA DI PIU'

Non mi dilungherò in auguri e felicitazioni perché queste belle formalità sono contenute al meglio nel rito sacro e nella benedizione. D’altra parte sono convinto che un’omelia che dice le cose che tutti già sanno perché tutti capiscano è tempo sprecato. Di fronte alla generalizzata crisi del Matrimonio, dobbiamo chiederci quali ne siano i presupposti culturali e le cause scatenanti..
Cercherò quindi di dare risposta in breve a quatto domande, perché i noti dominatori dell’opinione pubblica mirano da decenni a demolire quel baluardo di ogni società umana che è il Matrimonio. Oggi le filosofie sono precipitate dal pensiero debole, alla post-verità, all’utilitarismo, allo scetticismo, all’agnosticismo, al nichilismo. Oggi i nuovi filosofi (che dovrebbero essere “amanti della sapienza”) si trovano tra cantautori, romanzieri e registi di film.
Perché privilegio la trattazione antropologica sul Matrimonio nei confronti di quella religiosa? Perché la prima è la base senza la quale non può elevarsi la seconda e perché oggi molti cristiani non conoscono sufficientemente le basi dei discorsi teologici. Insisterò quindi sulla qualifica del serio e dello stabile nel Matrimonio, piuttosto che su quella del sacro e del santo.

CHI É L’UOMO
Oggi viviamo nell’onda lunga di un cambiamento epocale nella comprensione dell’uomo. Lo scrittore Tom Wolfe ha chiamato il breve periodo che inizia col ’68 “Il decennio dell’io”. Se precedentemente la nostra società occidentale viveva nel comunitarismo, sotto la guida delle grandi ideologie (partiti) e dei grandi ideali sociali, raggiunti magari con la rivoluzione, dopo quel periodo viviamo nel culto dell’io (narcisismo), dell’individualismo esasperato, che propone l’ideale della felicità del singolo, raggiunto magari con le droghe. Questo cambiamento di paradigma influirà certamente sulla concezione del Matrimonio.
Ogni nascente filosofia dell’uomo proclama che vuol creare l’uomo nuovo, dando per scontato, in forza dell’ideologia storicistica, che tale modello sarà sicuramente migliore del precedente. E nell’ultima “filosofia” cui facevo cenno si propone il discutibile principio che vuole “l’immaginazione al potere”.
Il colmo della problematicità si riscontra quando certi “artisti” e psicoanalisti, come Nietzsche, Freud e Lacan, profeti o apologeti di varie ideologie, oltre a ridurre la “persona” al numero (“uno vale uno”), configurano nichilisticamente l’ultimo modello dell’uomo. Un uomo che sarebbe da collocare al di sotto del semplice animale; e viene privilegiato con due caratteristiche: 1) ha come suo centro essenziale “personale” non quella che la tradizione ha spesso chiamato “anima spirituale” o mente, ma il gomitolo degli istinti (che devono essere seguiti ad ogni costo); 2)  ha come norma di comportamento non la “legge” razionale, civica o religiosa, ma un’idolatrata “anomìa” (vedi il simbolismo dell’albero del bene e del male nelle profonde pagine sapienziali dei capitoli 2-3 della Genesi), che si serve dell’irricevibile principio “vietato vietare”, secondo il quale ogni desidero del singolo è immancabilmente buono.
La filosofa D. Di Cesare, riferendosi al XX secolo, parla di un "tentativo di decostruire la tradizione occidentle". Viene demolita la “scoperta” dell’uomo fatta da Socrate, Platone, Aristotele, Sofocle, Agostino, Pascal. All’animale si largiscono generosamente le perle preziose dell’uomo: autocoscienza, intelligenza, libertà, amore. Si esalta l’animale perché non s’interroga, non ricerca il senso, può godere di una vita piena senza sacrificio né Legge; una Legge che impone il sacrificio del desiderio (Recalcati). Mi sembra che i sostenitori di queste idee – che secondo alcuni studiosi non resisterebbero ad alcuna verifica - capiscano l’animale, la cui vita piena consiste nell’agire nel mondo della natura e nell’orientarsi deterministicamente verso il piacere, mentre trascurano l’uomo la cui vita piena sta nel creare nel mondo della cultura e nello scegliere liberamente il bene. 
Si può vedere la pericolosità dei due "slogan" sopra citati: "l'immaginazione al potere" che comporta il rifiuto della tradizione degli altri nel passato, e "vietato vietare" che comporta il rifiuto dell'associabilità con gli altri nel presente, se messi insieme, possono condurre alla totale assolutizzazione dell'individuo, approdando al rifiuto della trascendenza, dell'Altro.
Questa impostazione sembra produrre i suoi frutti nella distruzione del rispetto reciproco, della libertà, dell’amore, del matrimonio, della vita specificamente umana. Gli esempi non mancano nell’attualità: riduzione dell’amore a sessualità esasperata, aumento dei delitti a motivo sessuale, paura di una donna su tre ad uscire da sola, violazioni diffuse dei fondamentali diritti “umani”, negazione della sacralità della vita umana, progressiva liberalizzazione dei narcotici, suicidi-omicidi sempre  più frequenti come modo elegante per uscire da una pista da ballo, suicidi con motivazioni autogonfiate dal soggetto.

Ancor oggi i sostenitori di un’antropologia ridotta alla dimensione dello scientismo si oppongono a quella filosofica del “sinolo” (essere unico); cosicché accade come nel caso dello scienziato che, usando il comune cannocchiale, negasse l’oggettività del ricercatore che scopre nuovi  corpi celesti col telescopio, sentendosi in dovere di proclamarlo non-scientifico. L’uomo vive invece nell’equilibrio delle due dimensioni del fisio-psicologico e dello spirituale. La corporeità è una linea che cresce col tempo; la spiritualità ha un’accensione luminosa “puntuale”. Non era felice la definizione “Ego animus” di S. Agostino né quella del “tubo digerente” dell’ enciclopedista Diderot; non dice la verità globale Socrate, ma nemmeno Nietzsche.
L’uomo non si identifica con la natura in genere, né con quella animale, ma costituisce un genere specifico di “natura”. Il suo è uno “status” di mistero, per cui la riduzione fisicista è insufficiente a spiegarlo e  la complessità lo mostra collocato tra il finito e l’infinito.
          L'uomo è un essere unico, perchè soltanto lui sa cercare il vero, operare il bene, creare il bello.

        Lasciatemi citare il noto brano poetico della Bibbia ebraica (Salmo 8) nel quale il credente si rivolge a Dio esprimendo lo stupore per la piccolezza dell’uomo di fronte allo splendore del creato insieme coll’innegabile impronta divina che da esso lo distingue:
“Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita,          Davvero l’hai fatto poco meno di un dio,
la luna e le stelle che tu hai fissato,                           di gloria e di onore lo hai coronato.
che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi,            Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,
il figlio dell’uomo perché te ne curi?                         tutto hai posto sotto i suoi piedi”.
            Ha capito bene questo messaggio il filosofo-scienziato Biagio Pascal: “L’uomo è solo una canna, la più fragile della natura, ma una canna che pensa”.
                              
COME VIVE L’UOMO
L’uomo è un essere relazionale e sociale. L’Io si costruisce nell’incontro col Tu, e solo con questo può continuare la sua esistenza.
L’uomo non appare subitamente come un meteorite caduto dal cielo, ma nasce da una natura e da una società che lo precedono; da una natura che ha già precedentemente le sue leggi e da una società in cui esistono diritti e doveri che interpellano la sua libertà.
La natura dell’uomo non aspira a vivere senza norme, ma in una società libera dal male. Se poi io sono credente, devo riconoscere che esistono leggi che regolano il suo esistere e norme morali che impegnano la sua volontà; e che queste due provengono da un’autorità superiore. Ma il miscredente moderno crede di aver trovato una via per eliminare la realtà di un Essere superiore: togliere l’alterità fra l’uomo e la donna, esseri interdipendenti in quanto sessuati, al fine di proclamarsi Essere unico e assoluto.
Ecco perché per costituire un Matrimonio si deve essere in tre: l’uomo, la donna e il prete o il sindaco.

COS’É L’AMORE. COS’É LA LIBERTA’
Amore e libertà sono due splendenti lampadari della nostra vita, ma soggiacciono alla possibilità di cadere miseramente in una miriade di frammenti di vetro.  
Se l’amore è sostanziato di egoismo, assume il volto della passione sfrenata ed è la negazione di se stesso: Se la libertà mia si trasforma in sopraffazione, diventa la morte dell’altro e la negazione di se stesso.
La sceneggiatura dell’amore ha una realizzabilità ambigua: può essere rappresentata da una mediocre commedia all’italiana, e anche da una tragedia di Shakespeare. Il suo “senso” viene chiarificato dai valori socio-morali di cui si riveste; questi valori poi non sono regalati dalla natura, ma vanno conquistati con la libera volontà. La sessualità ha un regime simile a quello della disfida a duello dei cavalieri medievali: richiede una lunga propedeutica, se vuol evitare ferimenti esiziali. Non è facile per nessuno l’equilibrio tra emotività e ragione, se Platone nel Fedro descrive l’uomo con la simbolica biga in cui l’auriga è la ragione e i due cavalli sono le passioni. Né la coscienza morale può giustificare le pazzie passionali che si vedono in certi film, assimilabili a quelle delinquenziali che avvengono nelle “curve” degli stadi di calcio.
L’amore matrimoniale è una reciproca donazione totale e perenne di ogni risorsa e valore della vita, in ogni occasione felice e nefasta (noto che in latino queste si chiamano ambedue “fortuna”)
La libertà è un concetto ambiguo, se io lo coniugo in possibilità di costruire o di distruggere (come nel caso della narcodipendenza). Vediamo che concretamente la libertà può non esprimersi in un ambiente asettico, perché alcune personalità “incompiute”, come l’adolescente, o “collassate”, come il vizioso, possono non reggere di fronte alla presentazione fantastica o mediatica del male indorato e non giudicato, ma sempre più sfolgorante del bene.

ESISTE UN MODELLO SUPERIORE
            Ne era convinto il filosofo pagano Seneca, che scriveva: “Che cosa misera è l’umanità se non si sa elevare oltre l’umano”. E un filosofo vivente che, pur non proclamandosi cristiano, è tale nel profondo, ritiene che solo il Cristianesimo può tenere a bada i demoni della scienza, dell’economia e della tecnica; e anche quelli di ogni potere che si pretenda assoluto (Massimo Cacciari).
E il modello sta in questo quartetto, noto ad ogni credente: Dio è Amore / Cristo si è donato e ci ha salvati per amore / il cristiano vive di amore / la famiglia cristiana vive nell’amore.
           


lunedì 19 marzo 2018

Nella solennità di san Giuseppe




SAN  GIUSEPPE

L’Eucaristia è sempre da offrire a Dio, anzi a Dio come Padre (o anche a Gesù insieme col Padre)*

Allora cosa meditiamo nella festa di san Giuseppe? Possiamo vedere come dobbiamo imitarlo; oppure cosa possiamo chiedergli nella preghiera. Centrando sull’esempio delle piccole virtù e facendo leva sul sentimento. E’ ciò che piace ai fedeli, ai semplici, ma non è la cosa migliore da fare.
Fare un discorso teologico? E’ scoprire il posto che il Santo ha ricoperto nel progetto che Dio gli ha assegnato (Un decreto del Vaticano II dice che nel credere dobbiamo seguire la gerarchia delle verità. E per i cristiani, la verità ha per centro Gesù Cristo). Questo vuol dire cosa dobbiamo credere (vivere la a Fede, prima virtù teologale)

Guardiamo ai vangeli sinottici
- San Marco: è un piccolo catechismo su Gesù
- San Luca: nel vangelo dell’infanzia presenta Gesù come Figlio naturale di Dio che assume la nostra umanità (Annunciazione): la novità teologica
- San Matteo, in tutto il vangelo: Gesù che annuncia il Regno di Dio (o dei Cieli); nel vangelo dell’infanzia, Gesù che nasce come il Messia (cioè Cristo), il Re che verrà a instaurare il Regno finale di Dio Padre

Matteo quindi colloca Gesù nella linea dell’Antico Testamento, dove non è mai stato realizzato un Regno come vuole realmente Dio; quindi prepara la grande novità storico-teologica. Siccome Gesù sarà detto Gesù di Nazaret  (e questo poteva fare problema: vedi Giovanni 7), Matteo lo presenta come nato a Betlemme, la città di Davide, come figlio “ritenuto tale” di Giuseppe, principale discendente di Davide  (della sua dinastia).
Quindi Gesù nasce come Re, mentre si comporta come povero e annuncia l’Evangelo ai poveri e miseri, agli emarginati e rifiutati, ai peccatori e pubblicani, in totale obbedienza a Dio Padre. Ecco individuata qualche virtù più grande di quelle quotidiane, che noi dobbiamo ricavare dalla vita e funzione di San Giuseppe, campione di tacita Obbedienza e quindi d’incrollabile Fede.



* NOTA
Un amico si meraviglia perché non compare qui lo Spirito Santo. La ragione sta nel fatto che la teologia trinitaria occidentale dava il primo posto all’unità e uguaglianza delle “persone” divine, mentre queste formavano il punto di partenza per quella orientale (che accettò tardivamente l’impostazione di Nicea). Si veda un testo dell’africano (attuale Tunisia) san Fulgenzio di Ruspe, che così riassumo: Il Figlio offrì se stesso a Dio; come sacerdote  era uomo, come Dio operava col Padre e lo Spirito Santo; a lui con il Padre e lo Spirito Santo la Chiesa offre il sacrificio del pane e del vino” (Liturgia delle Ore, vol. 2, Venerdì della V settimana di Quaresima). Si veda “Il sacrificio della messa” in Cipriano Vagaggini, Il senso teologico della liturgia, Edizioni san Paolo, 19996, pp. 224-229. In un altro testo il medesimo autore di scuola agostiniana scrive: ""Christus (...) Unigenitus Dei, cui cum Patre hostias offerimus"; che purtroppo è danneggiato nella traduzione che ne offre L. O., vol. 3, feria V della II settimana: "Cristo (....) Unigenito di Dio, al quale offriamo sacrifici come al Padre".E' interessante notare che, delle due preghiere che nell’Eucaristia occidentale seguono il Pater, la prima è rivolta a Dio Padre (Signore) e la seconda al Signore Gesù Cristo.
 

giovedì 22 febbraio 2018

San Pietro Apostolo (II ed.)



CATTEDRA DI SAN PIETRO APOSTOLO
(nella Casa del Clero)

Voi sapete che in questi brevissimi interventi, cerchiamo di conoscere non quello che la pratica delle pie esortazioni o la polemica antiortodossa e antiprotestante ci hanno abituati a sentire, ma solo quello che dice la Sacra Scrittura (che di solito è per noi la prima lettura delle Messa).

Nella prima lettera di Pietro (5,1-4)

Vediamo che Pietro si chiama presbitero (anziano), mentre si rivolge ad altri presbiteri (anziani).
Perché Pietro si attribuisce la qualifica per poter parlare ad altri che hanno il suo stesso titolo? E’ perché egli è apostolo, cioè testimone della Passione e della Gloria del Signore (e come tale egli non può avere dei successori); mentre gli altri presbiteri solo soltanto dei modelli (da imitare)

Perché Papa Francesco cinque anni fa si è voluto presentare alla folla come “Vescovo di Roma”?
E’ perché da 500 (o addirittura da 1000) anni nella nostra pratica ecclesiale noi occidentali avevamo posto in ombra i Vescovi; tanto che alcuni teologi ipotizzavano che si potesse fare a meno di altri concili ecumenici, dopo che nel Vaticano I (1870)  erano stati definiti il primato universale e il magistero infallibile del Vescovo di Roma.
Ma San Giovanni XXIII nel 1959 stupì tutti preannunciando la celebrazione del Vaticano II (1962-1965), che fu portato a termine dal Beato Paolo VI.
Inoltre notiamo che nel titolo di questa festa non si fa cenno al titolo “Papa”, che designa il capo del Collegio dei Vescovi.

E il vangelo di oggi?

Qualcuno dirà che così non si tiene conto del testo “Tu es Petrus…..” (Mt 16,17-19), dove Gesù vuol fidarsi dell’affermazione di fede del discepolo. Ma non si tiene conto che né Mc né Lc riferiscono queste espressioni, che d’altra parte in tutti e tre i sinottici sono seguite da un duro rimprovero a Pietro (in Mt 16,23 e Mc 8,33 appellato addirittura Satana!).  Inoltre questo testo è stato interpretato in diversi modi, anche da famosi biblisti cattolici.

Mi limito a fare un confronto con lo steso evangelista, citando il capitolo 14: Gesù cammina sulle acque. (v. 25). Pietro esprime quella che sembra essere una sfida: “Signore, se sei tu, …..” (v. 28). E Gesù, di fronte alla sua paura, lo rimprovera: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?” (v. 31)
E’ significativa la conclusione: “Quelli  che erano sulla barca si prostrarono (molto importante!) davanti a Lui, dicendo: Davvero Tu sei Figlio di Dio” (v. 33). Cioè praticamente l’atto di fede che ha impressionato Gesù. come è riferito in 16,16.


Appendice "apologetica" riservata a un lettore culturalmente o psicologicamente "ingenuo".

Consiglio di consultare due testi:
- per l'esegesi evangelica: Angelico Poppi, I quattro Vangeli, Volume II, Messaggero di Sant'Antonio, Padova, IX ed. 2006.
- per l'ecclesiologia storica, Yves Congar, L'Eglise de saint Augustin à l'époque moderne, Les édition du Cerf, Paris 1970.
Per chi poi non avesse trovato ancora il tempo di leggere le affermazioni nuove scaturite dal Vaticano II, suggerirei di affronatre temi come quello espresso da San Giovanni Paolo II nell'Enciclica Ut unum sint, n. 95 (che vengono trattati anche nei nn. 55 e 61) nel quale dice di dover "constatare l'aspirazione ecumenica della maggior parte delle comunità cristiane e ascoltando la domanda che mi è rivolta di trovare una forma di esercizio del primato che, (....), si apra a una situazione nuova. Per un millennio i cristiani erarno uniti  'dalla fraterna comunione della fede e della vita sacramentale, intervenendo per comune consenso la sede romana, qualora fossero sorti tra loro dissensi circa la fede  o la disciplina' (Decreto Unitatis redintegratio, n. 14)".

sabato 2 dicembre 2017

Inizio di Avvento




PRIMA  DOMENICA  DI  AVVENTO  “B”

Per la Chiesa cristiana oggi comincia un nuovo itinerario: il nuovo Anno Liturgico. Siamo di fronte ad una scelta di strada, come chi è davanti a un bivio: vado verso il monte, o verso il piano?

Esistono due modi di considerare il percorso:
- L’Anno Civile gira come attorno a un cerchio chiuso, dove si ripete senza posa. Ha tutti i suoi punti di riferimento al presente, in questo mondo. (Basta che pensiamo ai molti ideali che fanno girare la mente e la volontà di alcuni: il calcio come una malattia che si chiama tifo; la politica vista come  esercizio del potere; il guadagno ad ogni costo, anche se sregolato; il ragazzino che isolandosi dal mondo non vede null’altro per tuffarsi nel super-telefonino….)
E’ il modo di concepire il tempo dei popoli pagani, quindi non cristiani. E’ un mondo bello, ma chiuso sull’uomo.
- Il Cristianesimo invece guarda la storia come una linea retta che, da tangente del cerchio, va verso il futuro, verso l’infinito. E’ un modo impegnativo, ma aperto verso Dio

Questo secondo pensiero è quello che seguiamo noi, venuti in chiesa per prepararci ai punti di passaggio fondamentali dell’Anno Liturgico cristiano: il tempo di Natale e il periodo di Pasqua e Pentecoste

San Paolo nella seconda lettura della Messa ci mette sulla traccia dei “sassolini” (come quelli di Pollicino) che segnano l’orientamento della linea retta che ci conduce verso Dio.
L’Apostolo dice tre cose ai cristiani di Corinto, che provenivano dal paganesimo:
- “In Cristo siete stati arricchiti della “conoscenza” (che nel suo linguaggio voleva significare la sapienza che vi fa apprezzare soprattutto le realtà essenziali)
- “Voi aspettate la manifestazione del SNGC” , nel “giorno del Signore”. Nei quattro Novissimi si faceva parola solo del Giudizio di Dio, senza ricordare che per la Bibbia è anche il giorno festoso della sua ultima venuta (ne abbiamo sentito parlare nella terza lettura, il brano evangelico), oltre la venuta storica del Natale e la venuta presente del Giorno del “Dominus”, che è la Domenica
- “Da Dio siete stati chiamati alla “comunione” col Figlio suo GCSN”. Il concetto di “comunione” significa più cose: vita in comune nella nostra esistenza di ogni giorno (rileggendo la prima delle tre letture odierne potete trovare alcuni spunti di riflessione), partecipazione al Corpo eucaristico, vita senza fine nell’eternità di Dio

Vi sembra che il mondo d’oggi, che prevalentemente fa a meno di Dio, sia incamminato alla felicità e voglia raggiungere il vero bene?
Seguiamo la strada che Dio ci indica per mezzo di un Bambino (ricordiamo che Santa Teresa del Bambino Gesù aveva percorso “la piccola via”).

 

domenica 26 novembre 2017

Cristo Re



CRISTO RE UNIVERSALE

Si noti subito un confronto: i Sinottici parlano volentieri di regno di Dio (o dei Cieli), in Giovanni Gesù dice: “Il mio regno”

Proviamo a cercare per sommi capi come la Chiesa nella storia ha individuato il Regno di Dio
- Nei primi secoli prevaleva l’attesa della parusia imminente, con riferimenti insistiti al chiliasmo (Apocalisse, Ireneo…..)
- Nel grande Medioevo prevaleva il sovrapporsi dell’autorità religiosa su quella civile, fino a produrre il Sacro impero in Occidente e in Oriente. NB Ricordo che questa impostazione in casa cattolica estenderà le sue propaggini fino all'enciclica Quas primas di Pio XI, che rivendicherà i tre poteri: legislativo, giudiziario, esecutivo (Denzinger, 3677)
- Coll’Umanesimo abbiamo la celebrazione tendenzialmente universalistica dell’uomo come re della creazione di Dio
- Con la Riforma si passa all’evangelico  “Regnum Dei intra vos est” (vedi anche Origene nella lettura della Liturgia delle Ore), come reazione al temporalismo. Osserviamo però che il cap. 25 di Matteo condensa nelle opere di misericordia corporale il biglietto di accesso al Regno dei Cieli (sintesi che non sarebbe certo piaciuta al monaco Lutero!)
- L’Illuminismo aderisce a un “dio orologiaio”, ininfluente nella storia, coll’assoluta esclusione di tutte le feri. Col dominio della Ragione assoluta si arriva a predicare il “regnum hominis”
- Col Marxismo materialista si profetizza e realizza il regno di “giustizia” (rossa!) sociale, per cui Dio è frutto dell’oppio dei popoli
- Nel variopinto post-moderno si risolve tutto nell’utopica visione “beatifica” di unità e di pace, battezzata dalla globalizzazione e dal più superficiale e sfacciato scientismo

E’ conveniente che facciamo un passo indietro per vedere cosa nel pensa la Rivelazione biblica
- Il giudaismo, dopo il fallimento di tutte le forme di “regno”, si era rifugiato nell’apocalittica, che sogna un mondo “innovato” da Dio su questa terra.
- L’evangelo proclama la venuta vicina del Regno di Dio, cui l’uomo aderisce con la “metanoia”
- Una possibile definizione di Regno di Dio: è la comunità umana che vive in comunione di Carità con Dio e coi fratelli (1Cor 13; 1Gv)
- La duplice escatologia del Cristianesimo (che può essere indicata come quella dell’ “inter tempora”) si costruisce:
- nella Fede, come mondo “nuovo”, cioè definitivo, realizzato da Dio nel Mistero pasquale
- nella Speranza, come eternità, dopo la fine degli “eoni” storici, nei Cieli


venerdì 24 marzo 2017

Annunciazione A / DI

Incarnazione oggetto dell’Annunciazione
(25 marzo)
           
Perché il titolo della solennità odierna è stato cambiato: da “Annunciazione a Maria”, ad “Annunciazione del Signore”? Perché è più importante il pacco di ricchi doni di un mio ipotetico “zio americano”, nei confronti del postino che me lo recapita.
Sembrerà strano se dirò che, cristologicamente, l'Incarnazione è più importante del Natale del Signore, perché quest'ultima è la manifestazione (in greco tà Epiphània, cfr. epiphàneia) al popolo d'Israele; conseguentemente le regole liturgiche in ambedue le solennità c'impongono di genuflettere al centro del "Credo"

Il brano evangelico odierno annuncia due cose:
a)      Uno che avrà il trono di Davide, cioè il Messia davidico. Però Maria intuisce che è qualcosa di più importante di questo, perché l’angelo ha parlato di Figlio dell’Altissimo (titolo che gli è stato attribuito raramente)
b)     Viene annunciato il Figlio di Dio (espressione biblicamente più chiara), che diventa “carne” (cioè uomo debole e mortale come noi)

Le due altre letture bibliche  preparano la strada alla duplice comprensione del “mistero” di Dio:
a)      Isaia aveva annunciato come “segno” divino la nascita del figlio del re Acaz, Ezechia, che continuerà la discendenza davidica
b)     Ebrei parla chiaramente (ripetendo due volte) di uno che, entrando nel mondo, dice a Dio (il Padre): “Ecco io vengo per fare, o Dio, la tua volontà”

E’ quest’ultimo uno dei due “misteri” della fede cristiana: l’Incarnazione, con le aggiunte di Passione e Morte (e dal concilio Vaticano II si è doverosamente aggiunta la Risurrezione) di Nostro Signore Gesù Cristo.

Maria è grande (fecit mihi magna….) proprio perché è lo strumento attraverso il quale il Figlio eterno di Dio assume nel tempo la nostra natura umana; ed è necessariamente vergine perché è la Madre del Kyrios (il Figlio di Dio incarnato)


martedì 7 marzo 2017

Omelia attualizzata

DOMENICA II DI QUARESIMA “A”

            Alla conclusione del racconto evangelico troviamo un comando di Dio Padre = Ascoltate mio Figlio.
Ma l’uomo moderno, che con la scienza e tecnica è uscito dall’età infantile (non ha più bisogno della badante), rifiuta ogni autorità superiore: “Perché abbiamo bisogno di Dio per capire la grandezza dell’uomo e realizzarla?” Siamo al rifiuto della Religione, della Fede, di Cristo.

Ma guardando all’uomo concreto, alla sua storia, alla sua civiltà culturale, possiamo dire che egli è padrone di se stesso? “Può essere soddisfatto l’uomo di come va il mondo umano (l’umanità) e la sua vita)? Conosce l’uomo ciò che è l’autentica verità sul creato e su se stesso? Si orienta alle scelte che la realizzano? Nei rapporti con gli altri ignora forse i doveri ed esige solo i diritti?”

Dio ci ha dato in dono la ragione. Ma questa luce è spesso insufficiente: è come un faro di automobile nella nebbia di notte. Si mettono in mezzo i progetti di pura fantasia, le nostre insicurezze e passioni.
Allora cerchiamo la luce della fede, ma talvolta troviamo anche qui le tendine che ne oscurano i raggi.

Prendiamo un esempio di un fatto recente che richiede sia una risposta morale che una giuridica: quello del cieco e tetraplegico che  ha deciso di por fine alla sua vita di immenso dolore. La risposta della maggioranza dei mezzi d’informazione sembra fatta apposta per dare….un’informazione confusa: Quattro osservazioni:
1 - Si parte col piede sbagliato se non si distinguono almeno due cose certamente da tenere separate: il suicidio assistito, l’eutanasia
2 – E’ un modo d’ingannare quello di presentare due fronti contrapposti (come partiti!) fra cristiani e non cristiani, magari identificando i primi con lo….stato del Vaticano (degno sempre di critica!) e fingendo d’ignorare che  tra i secondi si ritrovano anche giuristi, pensatori e politici non credenti.
3 - Si intorbidano le acque se si lamenta l’intervento della Chiesa su una questione che attiene anche alla morale; così pure se si mette – ma solo su un aspetto di contorno - la Chiesa di adesso in contrasto con quella del tempo passato
4 - Non si giudica se un’azione è lecita con argomenti di umana compassione. Quindi le autorità della Chiesa hanno concesso nel caso una cerimonia di carità cristiana (liturgia della Parola), ma non hanno giustificato la decisione di morte.

Invece sul “monte alto” risplende sicura la luce divina di Gesù. Dalla “nube” (nell’AT significa: dall’abitazione celeste di Dio) il Padre dichiara personalmente e solennemente due cose:
1 – In Gesù riconosco il mio Figlio amato ed approvato
2 – La vostra salvezza dipende dall’ascolto di questo unico Maestro, che è il nuovo Mosè.
     La conclusione per la nostra vita è di estrema importanza:
-          il Figlio di Dio è intellettualmente incapace di ingannarsi: Lui è la Verità
-     il Rivelatore mandato da Dio è moralmente incapace di ingannarci: Lui è la Vita
A Lui va la nostra sicura adesione di Fede. e di Amore.

venerdì 6 gennaio 2017

Epifania



EPIFANIA DEL SIGNORE

Domanda teologica: come deve essere la Chiesa? Un luogo dove s’incontra Dio, aperto in entrata e in uscita

ISAIA
I - Un luogo privilegiato con le porte chiuse
La nuova Gerusalemme, immagine della comunità credente dell’AT:
-          Luogo dove risiede il Signore
-          Che risplende della luce di Dio
-          Che irradia la luce su chi sta nella tenebre (i popoli pagani)

II A – Un luogo  che ha le porte aperte in entrata
-          Gerusalemme riceve i popoli che s’incamminano verso di lei
-          Riceve i “castigati” che ritornano dopo l’esperienza dell’esilio

EFESINI
La salvezza di Dio non è un privilegio per i Giudei
Dio ha rivelato a Israele il “mistero” (piano di salvezza) per tutti i popoli
Le genti chiamate in G. C. per mezzo del Vangelo:
-          alla stessa eredità
-          allo stesso “corpo”
-          alla stessa promessa (discendenza di Abramo: Gal 3)
C’è insieme continuità/novità nei confronti con Israele
Ecco il significato dei “sapienti” orientali (Magi) che vengono per adorare Gesù.

II B – Chi sono coloro che entrano per quelle porte
Entrano non par fare la pace, non per andare d’accordo (Crediamo nella stessa religione)
Ma per mettersi alla luce del Cristo che è nato (Io sono la luce del mondo: Gv 8,12);
cioè entrando  nella sua Chiesa, il candelabro sul quale splende la sua luce (Voi siete la luce del mondo: Mt 5,14)

III - La Chiesa è missionaria, perché ha le porte in uscita: aperte per mandare gli ambasciatori del Vangelo
In Atti: partono da Gerusalemme per andare a Roma, centro dell’impero;
dove cambia il linguaggio, non la Fede in Cristo

giovedì 29 dicembre 2016

La Santa Famiglia



Una Famiglia unica al mondo
Anno liturgico A (Sir – Col – Mt)


Si può fare utilmente un discorso morale, sulle virtù da imitare, tra quelle espresse dalla Famiglia di Nazaret
Modello di famiglia ebraica:       Siracide
       “              “       cristiana:     Colossesi


Ma perché è unica?

Perché c’è Gesù.
1 - E’ il Figlio di Dio
In Matteo, con Giuseppe non si parla di “tu figlio”, ma tre volte si dice: “il Bambino e sua Madre”
2 – E’ il Figlio che divenne “carne” (Gv 1,14), cioè uomo debole, fragile, capace di soffrire e di morire
- In Matteo, Gesù è perseguitato da Erode / è salvato da Dio
- Questa duplice fase è espressa da Ap 12, 5 dove il figlio della Donna (prima di tutto = il Popolo di Dio in Israele; poi anche il Popolo che è la Chiesa, e Maria la madre del Messia) viene insidiato dal Dragone, ma invece è rapito verso Dio e il suo trono
- Matteo cita il profeta Osea 11,1: “Dall’Egitto ho chiamato il mio figlio”
- Se Gesù fosse morto allora, sarebbe un martire, non il nostro Redentore (Morte e Risurrezione)
            3 – “….e pose la sua tenda in mezzo a noi” (Gv 1,14)
Questo viene spiegato nelle due altre persone che si trovano nella famiglia

Perché c’è Maria
Per gli ebrei, il nascere da una donna ebrea è il primo segno che si appartiene al Popolo eletto
Gal 4,4: “Nato da una donna”

Perché c’è Giuseppe
Gesù appartiene giuridicamente alla stirpe di Davide, e per questo è il Messia atteso
Rom 1,3: “Nato dal seme di Davide secondo la carne”

mercoledì 21 dicembre 2016

Omelia del Natale



CHI DEVE VENIRE NEL NATALE

Dio creatore ha dato all’uomo il compito di realizzarsi completamente, con scelte libere, secondo il progetto da Lui stabilito

Ma siamo costretti a vedere che l’uomo sviluppato, resosi succube di una libertà senza argini, dopo secoli e secoli di progresso nella conoscenza e nelle capacità operative, con le sole sue forze ed energie non si realizza affatto. Non si realizza né come individui né come società umane. Dalla filosofia dell'essere (ontologia) siamo precipitati nella filosofia del nulla (nihilismo).

Due sono gli ostacoli che impediscono la sua realizzazione.
A – Quello che l’AT qualifica come “il peccato”, che è costituito dall’idolatria: adorare altri esseri al posto di Dio, considerati come suoi sostituti, o surrogati. Commettiamo questo peccato considerando scopi adeguati della vita umana: l’accaparramento egoistico del denaro e dei beni materiali, la dominazione dell’altro e degli altri tutti, la ricerca del piacere ad ogni costo e senza alcun limite, facendo degli altri un mezzo con cui godere.
B – Quell’errore dell’uomo di ogni tempo che presume di sostituirsi a Dio (ateismo), di sentirsi un “dio”, dotato di onniscienza (ritenendo di conoscere adeguatamente ogni realtà) e di onnipotenza (sentendosi in grado di ottenere ogni scopo che si vuole)

La considerazione di queste due “malattie” ci dice che esse vanno curate da un medico che giunge dal di fuori: dal vero Dio, che ci ha creati così limitati e così liberi.
A – Nella Bibbia dell’AT Dio propone di inviare una guida, un Redentore, che salvando il Popolo d’Israele dal peccato (cioè dall’adorazione dei surrogati di Dio), diventa il Re messianico (Messia, che dal greco si chiamerà “Cristo”). Nel NT sappiamo che nell’Incarnazione Dio, il Figlio, entra come uomo nella nostra storia, e si chiama Gesù Cristo. Egli compirà l’opera della Redenzione fino a diventare il nostro modello d’uomo, anche nella sofferenza e morte,  nel Mistero pasqua-pentecostale. E’ imperdonabile lacuna quella di fermarci davanti al presepio guardando a un bambino che nasce povero, che non domina come i re messianici dell’AT, quella di vederci il modello di una esemplare famiglia umana. Questo riguarda il “come” è venuto. Ma “chi” è venuto? E’ venuto il Figlio di Dio! Non per coartare la libertà dell'uomo, ma per favorire la sua completa realizzazione.
B – Ma il Cristo è anche il nostro Salvatore, in quanto con la sua Risurrezione e coll’effusione dello Spirito, ci dà i doni della salvezza. Ci dà la conoscenza vera e completa di Dio Padre, di se stesso e del suo Spirito, la conoscenza della realtà, di noi stessi e dei nostri simili (cioè ci dà la Fede). Ci dà la forza (la Grazia) per riuscire a regolare le nostre energie e a volgerle verso il bene, ci dà il regalo di sorreggere la nostra debolezza.

martedì 1 novembre 2016

Commemorazione dei defunti

Omelia per il 2 novembre
(solo uno schema)

Il mistero della morte: come entrare in una galleria autostradale

Non è un discorso semplice (ma bisogna affrontarlo)
-          Formati dal catechismo per bambini – Ma quando verranno le domande?
-          Semplice: ridurre a sentimenti di affetto e riconoscenza – Base sufficiente?

Il pensiero moderno non aiuta
-          chiuso nei limiti delle scienze sperimentali, nel positivismo materialista
-          “pensiero debole”, quindi mai sicuro (agnosticismo: non sappiamo)

Dobbiamo varcare i limiti di un altro mondo, sconosciuto: l’uomo definitivo (come voluto da Dio creatore)
-          non possiamo limitarci allo spazio, senza aprirci allo sviluppo nello spirito (Einstein: materia/energia)
-          non possiamo fermarci al tempo, senza aprirci all’eternità (teorie astronomiche: infinità concentrate in un punto)

La risposta della Bibbia non è facile
-          pochi testi
-          linguaggio simbolico (apocalittico)
-          interpretazioni discordanti (protestanti)

Ma i principi fondamentali sono indiscutibili
-          Fatto: Se Cristo non è risorto….  (I vangeli nascono dal kerygma)
-          Modo: Se il chicco di frumento… (si trova anche in Paolo)
                                            Dante: baco da seta - farfalla
Dichiarazioni chiave:
-          Io sono la risurrezione e la vita (a Marta)

-          Chi mangia la mia carne….ha la vita eterna (divina, già da adesso)

sabato 15 ottobre 2016

Chi è il Presbitero (III)

                           A SERVIZIO DELLA COMUNITA’

A che serve il prete? Per imporre ai riottosi il dominio della chiesa? O al massimo per parlarci noiosamente di Dio? Ma l’uomo ha bisogno di ascoltare uno che la sa più lunga di lui?  Non è lui l’essere più perfetto che esista, padrone assoluto di se stesso? L’uomo moderno, maturo e adulto, sa guidarsi da sé e non segue le vecchie “devozioni” professate dal popolino.
Il sacerdote cattolico ha una sola funzione, o missione: essere l’altoparlante di Cristo, il continuatore della sua opera. Perché da lui scelto con una chiamata interiore, la vocazione. Quindi egli, sul modello di Cristo, è il fratello maggiore e il maestro dell’uomo per superare quella che, più che crisi di Dio, è crisi dell’uomo nei suoi rapporti con Dio e nella comprensione di se stesso senza gli inganni che gli vengono proposti dai "media” vecchi e nuovi.
Perché il Figlio di Dio è venuto nella nostra storia? E’ il nostro Salvatore, perché abbiamo bisogno di essere salvati e di essere migliorati nella nostra condotta. Cristo, che è insieme Dio e Uomo, come Dio è Figlio che viene dal Padre e ci rivela che l’uomo sta al suo posto nel creato solo come “figlio di Dio”.
Quanti scrittori moderni ci hanno fatto credere che l’uomo è sempre nel giusto, qualsiasi desiderio o istinto egli segua. Domandiamoci allora se il mondo attuale – ultima “creazione” della mente dell’uomo - è giusto, se è dominato da princìpi validi, se riconosce i diritti degli altri, se aiuta i deboli e gli oppressi, se è innamorato della pace.
Ma le grandi potenze – non solo quelle che sorreggono la politica e l’economia – ma anche quelle che creano dal nulla l’opinione pubblica – con tre distorsioni assolutizzano l’individuo: “nessuno è come me” (egocentrismo, o superbia che esilia Dio); “tutto deve servire a me” (egoismo, o avidità che opprime il fratello); “tutto deve procurare piacere a me” (edonismo, o dissolutezza che sfrutta il debole). Si tratta delle tre fiere che Dante incontra all’inizio del suo viaggio. Per mostrare che le conseguenze sono molteplici, portiamo alcune affermazioni: “L’inferno sono gli altri” (sentenza del francese Sarte); per il sociologo Bauman il male viene dalla sostituzione del principio di solidarietà con quello di competizione; per molti la vita è un baccanale senza limiti anche se può terminare in tragedia. 
Nell’uomo deve prevalere la guida della mente non quella della fisicità. Uno dei maggiori nemici del Cristianesimo è il tedesco Nietzsche, esaltatore del nichilismo (la filosofia del Nulla), che ha intuito la dualità dell’uomo, arrivando a scrivere: “L’uomo è una corda tesa, tesa fra il bruto e il superuomo, una corda tesa su una voragine”. Ma nel primo periodo del suo “filosofare” ha infelicemente opposto lo spirito del dio Dioniso (l’istintualità) a quello del dio Apollo (la razionalità). Per vedere da quale parte incliniamo, domandiamoci se siamo più attratti da un film “noir”, della violenza e dell’horror, oppure da un film che tratta delle conquiste della scienza, o della spiritualità, o dell’arte.
La visione dell’uomo deve rimanere equilibrata tra i due poli estremi (che concordano nel rendere inutile Dio): la concezione che lo riduce a un essere materiale, che non capisce più la sua eccedenza sulle altre creature (vedi gli innamorati “alla pari” dei cani e di altri animali anche selvatici); la concezione che lo vede come creatore di tutto attraverso la sua intelligenza e volontà
"Vedo le cose migliori e le ammiro, ma seguo quelle peggiori" diceva il poeta pagano Ovidio (vedi pure il cap. 7 della lettera di san Paolo ai Romani). Anche quando individua ciò che è bene e ciò che è male, l’uomo molte volte non ha la decisione o la costanza nell’attuare il fine positivo. Si condanna a una serie di errori, perché “Errare è umano, ma perseverare è diabolico”. Così fa chi rifiuta o ignora l’uso della preghiera e il ricorso ai sacramenti del nutrimento e della “medicazione” spirituale per averne un aiuto dall’alto.

Il prete è qui per aiutare il fratello che di solito nuota bene, ma che, stando per annegare, rifiuta l’aiuto di chi vuol salvarlo. Nel nome di Cristo Salvatore.

giovedì 30 ottobre 2014

De vita aeterna



LA VITA SENZA FINE

Quando da bambini frequentavate la “Dottrina”, avete sentito parlare di vita eterna, di vita dopo la morte dell’uomo. In seguito sono sorte certe difficoltà, che dipendono
-     dall’idea che ci formiamo di Dio
-         dall’idea ci facciamo dell’essere umano: è solo un animale meglio sviluppato fra gli altri?
-         dall’impossibilità di immaginarci i luoghi e tempi dell’Aldilà, come immensi contenitori e periodi di tempo come il nostro
Dio, più che definirsi “Essere perfettissimo”,  è un Dio Amore che, come Padre, si prende cura di noi e ci porta a salvezza in Cristo. Sappiamo che l’uomo ha una componente che lo specifica ed è lo spirito; sappiamo che l’inferno non è uno stanzone con molti corpi che ardono, e che i tempi della purificazione rimangono a noi ignoti

Se vi siete rivolti ai pensatori, molti dei quali accettano quella verità, ne avete potuto ricavare solo che la situazione non è impossibile.
Se leggiamo la Bibbia della prima alleanza, quella scritta in ebraico, vediamo che questa verità si è fatta strada molto lentamente e con poca evidenza

Solo con la vicenda (vita, morte, risurrezione) e l’insegnamento (vangelo) di Gesù Cristo siamo arrivati a determinate certezze, le quali però lasciano adito a ulteriori domande
Come esempio portiamo la promessa che Gesù morente ha fatto al ladrone: “Oggi sarai con me in paradiso”; che significa: vivrai per sempre nella comunione di vita di Dio stesso.
Con san Paolo la Parola di Dio dichiara che la nostra vita eterna si fonda incrollabilmente sulla Risurrezione di Gesù; senza della quale la nostra fede è “vuota”

Volete che i grandi santi siano stati degli illusi? Tra i più recenti accenniamo a Giovanni XXIII, Padre Pio, a Madre Teresa….E i martiri della fede sarebbero senza alcuna risposta da parte del Dio giusto e fedele alle sue promesse? La fede è costituita da questi due elementi paralleli: affidarsi a Dio, fidarsi di D io.
Trovano difficoltà a credere a questo soprattutto coloro che si affidano ciecamente agli oroscopi, ai maghi, ai guru, alle filosofie dell’Oriente… Diceva ironicamente Chesterton: chi non vuol credere in Dio si condanna a credere a tutto.
Ricevere da Dio il dono di questa verità comporta un cambiamento della nostra vita cristiana: vivere da risorti, insieme con Cristo risorto. Noi continueremo nell’Aldilà il rapporto che abbiamo avuto quaggiù con Dio.

Celebriamo ora l’Eucaristia, “medicina d’immortalità”, sulla quale Gesù nel discorso di Cafarnao ci rivela due cose:
-         che comporta già fin da ora la nostra partecipazione alla vita divina (che chiama “eterna”)
-         che alla conclusione della storia saremo risuscitati (cioè la nostra corporeità sarà completamente trasformata, come quella di Gesù nella Trasfigurazione)

domenica 8 dicembre 2013

La Scrittura nella celebrazione



Inizio anno liturgico (Anno A)


Con questa I domenica di Avvento iniziamo il nuovo anno liturgico. Ci accorgiamo del cambiamento per il colore dei paramenti, ma soprattutto per un nuovo ciclo di letture della Bibbia nella Messa
Riflettiamo un po’ su questa parte della liturgia, trascurata nel passato per due motivi:
-         la lingua della celebrazione era il latino;
-         la conoscenza necessaria della Fede si riteneva contenuta nel catechismo.
Cosicché si arrivava a consolare i ritardatari dicendo che la Messa era “ascoltata” (oggi si direbbe: partecipata) se si “prendeva” da dopo il “Credo”.
L’ultimo concilio ci ha condotto a recuperare i due valori spirituali dell’Eucaristia: l’annuncio della Parola di Dio e la celebrazione del Convito sacrificale di Cristo
Ora sappiamo che la prima missione del sacerdote e della comunità cristiana è la proclamazione/ ascolto della Parola di Dio
Questa parte non è l’anticamera, ma una delle due “sale” principali della celebrazione.

Cos’è la Bibbia?
-         Non è un libro di storia, né di scienze: è un libro di vita per il credente
-         Non è una pagina “dettata meccanicamente” da Dio, parola per parola, senza tener conto delle varie epoche per cui è passata la conoscenza e la vita religiosa degli uomini (popolo ebraico e chiesa cristiana);
-         ma è il messaggio di Dio all’uomo (contenuto) espresso nelle diverse forme delle lingue umane (contenitore).

La Bibbia è quindi un libro non facile (scritto 2-3000 anni or sono, secondo le conoscenze di un popolo orientale di allora) e per di più interpretabile anche in maniera distorta.
-         Come messaggio di Dio, deve essere interpretato dalle guide della chiesa cristiana (vescovi col papa) all’interno della quale è stata scritta, non da coloro che sono in disaccordo (eretici) con questi
-         Come linguaggio degli uomini deve essere presentato da chi ha dedicato ad esso studi specialistici lunghi e non facili
Non è quindi interpretabile materialmente (metodo del fondamentalismo) dai primi, anche volenterosi, che passano per le nostre strade.
Anno A: Il vangelo di oggi ci offre solo un brano del misterioso “discorso escatologico” di Gesù, dove chi non conosce l’esegesi non sa distinguere ciò che concerne la caduta di Gerusalemme dalla fine del mondo; perdendo così il succo del discorso: “Tenetevi pronti  perché, nell’ora che non immaginate, viene(tempo presente) il Figlio dell’uomo (cioè il Cristo)”
La Bibbia è il deposito più importante della Parola di Dio, sul quale deve essere fondata la Fede; per cui diventano superflue e dispersive certe abitudini di seguire con passione irresistibile presunti visionari e sentimentali “profeti” (che, al massimo, potrebbero riscaldare la nostra devozione)

Abbiamo detto “un libro di vita cristiana”
Dobbiamo quindi uscire dalla celebrazione avendo fissato un pensiero che può renderci migliori come cristiani nel cammino spirituale verso il Santo Natale
Esempi per l’anno A: “Saliamo al tempio di Dio perché ci insegni le sue vie. Camminiamo (viviamo) nella luce del Signore” (Is)
“Indossiamo le armi (le strutture) della luce. Rivestitevi del Signore Gesù Cristo” (Rm)