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mercoledì 17 aprile 2019

Grande è il Mistero della Fede (II ed.)





In Coena Domini

L’istituzione dell’Eucaristia fa parte di un dramma molto più ampio di quello dell’Ultima Cena

Il peccato dell’uomo consiste nel rifiuto di Dio, nella ribellione a Lui come Padre, nell’abbandono dell’Alleanza.

I – Il Sacrificio di Gesù Cristo sulla Croce.

Il Figlio incarnandosi offre a Dio Padre sé stesso, cioè il "Corpo" (natura umana individuale) che gli è stato preparato, per la santificazione dei suoi fratelli (Eb 10, 5.10)
Nel cap. 9 la Lettera agli ebrei inoltre
- ci presenta Cristo che col suo Sangue versato sulla Croce accede "una volta per sempre" al Santuario del Cielo,
- e interpreta questo come l’atto di suprema adorazione obbediente del Figlio primogenito al Padre che ottiene il perdono dei peccati di noi, figli secondogeniti.
Il sacrifico eterno del Capo sarà perennemente ripresentato nella vita terrena della Chiesa, suo "Corpo" comunitario nello Spirito.

II – Anticipazione profetico-simbolica del Sacrificio della Croce e istitutiva dell’Eucaristia

Nell’Ultima Cena Gesù dona ai discepoli e a tutti noi il suo Corpo
Dona anche il suo Sangue:
- per la nuova ed eterna Alleanza
- in remissione dei peccati
E ci comanda di ripetere questo gesto fondativo in sua memoria annunciando la sua Morte finché Egli ritorni nella Parusia (1Cor 11,26)

Nota. Nella mentalità ebraica la celebrazione della sera appartiene alla liturgia del giorno seguente. Il fatto che tre tratti del sacrificio (presentazione del Pane-Vino, loro consacrazione e offerta al Padre del Corpo-Sangue) siano celebrati oggi e che la comunione, che è il quarto, sia trasferita al Venerdì è un segno che Eucaristia e Croce devono essere considerati un unico sacrificio.

III – Esecuzione in forma di memoriale dell’ordine di Cristo nella celebrazione eucaristica: reiterazione sacramentale della Cena, ma non della Croce

Ogni cristiano deve riconoscere Dio come Padre ed è chiamato ad offrirgli tutta la sua vita “in unione al Figlio incarnato che continua ad offrirsi nell’Eucaristia per la salvezza del mondo”. Si realizza qui l'Alleanza nuova nello Spirito, cioè della Legge scritta nel cuore dei fedeli (Ger 31,31-35), perché Dio e il suo Popolo "consentiranno nelle scelte".
La Chiesa rende presente e operativo il gesto dell’Ultima Cena in ogni celebrazione nel banchetto in cui tutti siamo figli del Padre e fratelli in Cristo. Per questo il Compendio del Catechismo può affermare: L'Eucaristia  "è il sacrificio stesso del Corpo e del Sangue del Signore Gesù, che egli istituì per perpetuare nei secoli, fino al suo ritorno, il sacrificio della Croce...."
Così nel Sacramento – che è anche dono dello Spirito Santo - Cristo ci lascia il suo Corpo nella presenza reale.

Nota. Il Concilio di Trento precisa che la presenza del Corpo e Sangue di Cristo deve essere nell’ordine dei “segni” veri e non soltanto esterni (Denzinger, nn. 1606 e 1651)

IV - Si può concludere affermando che il Mistero eucaristico è la sintesi della fede-vita ebraico-cristiana
- in quanto atto di adorazione e ringraziamento a Dio, come sintesi dei vari sacrifici del Levitico,
- in quanto ricomposizione del giusto ordine dei rapporti con Dio dell'umanità che si era allontanata col peccato, 
- in quanto partecipazione di Cristo come offerente e come offerta, come proclamazione della sua Morte e affermazione della sua presenza come risorto,
- in quanto comunione dei credenti con Dio e fra di loro nello Spirito.


In pratica. La celebrazione eucaristica, preghiera della Chiesa al Padre in unione a Cristo e nella comunione dello Spirito, non deve mai ridursi a una festa tra fratelli.

martedì 9 aprile 2019

Bibbia e omelia



LA SACRA SCRITTURA E’ LA FONTE PRINCIPALE DELLA PREDICAZIONE E CATECHESI

Diamo per scontato che Parola di Dio è sia quella oralmente proclamata che quella scritta sotto ispirazione (Bibbia).

Concilio ecumenico Vaticano II - Dalla Costituzione sulla sacra Liturgia “Sacrosanctum concilium”
24. Nella celebrazione liturgica la sacra Scrittura ha una importanza estrema. Da essa infatti si attingono le letture che vengono poi spiegate nell'omelia e i salmi che si cantano; del suo afflato e del suo spirito sono permeate le preghiere, le orazioni e i carmi liturgici; da essa infine prendono significato le azioni e i simboli liturgici. Perciò, per promuovere la riforma, il progresso e l'adattamento della sacra liturgia, è necessario che venga favorito quel gusto saporoso e vivo della sacra Scrittura, che è attestato dalla venerabile tradizione dei riti sia orientali che occidentali.

52. Si raccomanda vivamente l'omelia, che è parte dell'azione liturgica. In essa nel corso dell'anno liturgico vengano presentati i misteri della fede e le norme della vita cristiana, attingendoli dal testo sacro. Nelle messe della domenica e dei giorni festivi con partecipazione di popolo non si ometta l'omelia se non per grave motivo.

Concilio ecumenico Vaticano II – Dalla Costituzione sulla Divina Rivelazione “Dei verbum”
21. La Chiesa ha sempre venerato le divine Scritture come ha fatto per il Corpo stesso di Cristo, non mancando mai, soprattutto nella sacra liturgia, di nutrirsi del pane di vita dalla mensa sia della parola di Dio che del Corpo di Cristo, e di porgerlo ai fedeli. Insieme con la sacra Tradizione, ha sempre considerato e considera le divine Scritture come la regola suprema della propria fede; esse infatti, ispirate come sono da Dio e redatte una volta per sempre, comunicano immutabilmente la parola di Dio stesso e fanno risuonare nelle parole dei profeti e degli apostoli la voce dello Spirito Santo. È necessario dunque che la predicazione ecclesiastica, come la stessa religione cristiana, sia nutrita e regolata dalla sacra Scrittura. Nei libri sacri, infatti, il Padre che è nei cieli viene con molta amorevolezza incontro ai suoi figli ed entra in conversazione con essi; nella parola di Dio poi è insita tanta efficacia e potenza, da essere sostegno e vigore della Chiesa, e per i figli della Chiesa la forza della loro fede, il nutrimento dell'anima, la sorgente pura e perenne della vita spirituale. Perciò si deve riferire per eccellenza alla sacra Scrittura ciò che è stato detto: «viva ed efficace è la parola di Dio » (Eb 4,12), « che ha il potere di edificare e dare l'eredità con tutti i santificati» (At 20,32; cfr. 1 Ts 2,13).

24. La sacra teologia si basa come su un fondamento perenne sulla parola di Dio scritta, inseparabile dalla sacra Tradizione; in essa vigorosamente si consolida e si ringiovanisce sempre, scrutando alla luce della fede ogni verità racchiusa nel mistero di Cristo. Le sacre Scritture contengono la parola di Dio e, perché ispirate, sono veramente parola di Dio, sia dunque lo studio delle sacre pagine come l'anima della sacra teologia [37]. Anche il ministero della parola, cioè la predicazione pastorale, la catechesi e ogni tipo di istruzione cristiana, nella quale l'omelia liturgica deve avere un posto privilegiato, trova in questa stessa parola della Scrittura un sano nutrimento e un santo vigore.

Benedetto XVI, Sacramentum caritatis (e. a. postsinodale) [ 22-II-2007 ]
46. In relazione all'importanza della Parola di Dio si pone la necessità di migliorare la qualità dell'omelia. Essa infatti « è parte dell'azione liturgica »; (139) ha il compito di favorire una più piena comprensione ed efficacia della Parola di Dio nella vita dei fedeli. Per questo i ministri ordinati devono « preparare accuratamente l'omelia, basandosi su una conoscenza adeguata della Sacra Scrittura ».(140) Si evitino omelie generiche o astratte. In particolare, chiedo ai ministri di fare in modo che l'omelia ponga la Parola di Dio proclamata in stretta relazione con la celebrazione sacramentale(141) e con la vita della comunità, in modo tale che la Parola di Dio sia realmente sostegno e vita della Chiesa.(142) Si tenga presente, pertanto, lo scopo catechetico ed esortativo dell'omelia. Si ritiene opportuno che, partendo dal lezionario triennale, siano sapientemente proposte ai fedeli omelie tematiche che, lungo l'anno liturgico, trattino i grandi temi della fede cristiana, attingendo a quanto proposto autorevolmente dal Magistero nei quattro ‘pilastri' del Catechismo della Chiesa Cattolica e nel recente Compendio: la professione della fede, la celebrazione del mistero cristiano, la vita in Cristo, la preghiera cristiana.(143)

Nella prassi.
Il buon senso e il senso pastorale consigliano
- di proporre idee e comportamenti (al massimo due) ricavati dalla Bibbia proclamata e pregata (convinti che ciò interessa molto più di quanto possa ricavare da essa qualche illustre omileta);
- di chiederci a quale stadio storico della rivelazione essi appartengano (evitando di assolutizzare certe affermazioni storicamente "datate" specialmente dell'Antico Testamento);
- di spiegarli in un linguaggio che sia contemporaneo e comprensibile al comune fedele;
- di applicarli alla situazione concreta della vita dei fedeli che ascoltano.

venerdì 22 febbraio 2019

Due scorci sulla Parola



Scrivo qui due “appendici” su argomenti che nel blog ho già trattato, l’una provocata dalla domanda di una religiosa e l’altra dalla meditazione di questa mattina.

Il “gan” dei due alberi (Gen 2-3)

E’ considerato un argomento non del tutto chiaro anche da tutti gli interpreti. Anche perché l’autore sacro, per comunicare un’idea, ha preso in prestito nel  linguaggio le similitudini dei “racconti” sapienziali  (che nel senso ampio oggi si classificano “mitici”) della sua cultura, che era quella mesopotamica.
Aggiungo che questa teologia del male, la più comune nella predicazione-catechesi di molti secoli, non è l’unica né la migliore, perché porta all’amartocentrismo (la storia della salvezza sarebbe fondata sull’hamartìa = peccato), mentre la teologia paolina (vedi soprattutto Colossesi ed Efesini) è chiaramente cristocentrica (ma naturalmente anche con questa rimaniamo in buona sostanza nel mistero)
Il fondamento filosofico vero sta qui: la morte (come tutti gli altri mali, fisici e morali) è segno inequivocabile della nostra creaturalità, finitezza, mortalità, peccabilità (che la Bibbia semitica definisce con la parola “carne”).

Ho trovato uno dei pochi testi abbastanza comprensibili nella Bibbia Piemme, ma mi permetto di aggiungere alcune mie osservazioni e precisazioni.

Più che di due alberi, il testo biblico intende parlare di due “ruoli” dello stesso albero. Perché, secondo me, era molto difficile far comprendere il rapporto causale tra colpa e morte dell’uomo
Mente in 2,9 appaiono per la prima volta gli alberi come due (albero della vita, in mezzo al giardino ["gan"]; albero della “conoscenza” del bene-male), in seguito appare più volte l’albero che sta in mezzo al giardino (chiamiamolo albero base).
Quest’albero è quello del bene-male (2,17; 3,3-6.11.17), e ne è proibito l'accesso con la conseguente minaccia della punizione della morte
L’albero della vita ricomparirà alla fine del racconto simbolico della cacciata dall’eden (3,22-24): l’uomo col peccato si è impossessato del potere di determinare il bene e il male (autonomia etica), che è assolutamente in mano del solo Dio; mentre la cacciata dal paradiso è imposta per evitare che l’uomo s’impossessi del dono dell’immortalità

Alla richiesta di ulteriori indicazioni ho ritenuto utile aggiungere quanto segue: 

Mettevo in conto "a priori" la non totale comprensibilità della mia "ridottissima" soluzione. La soluzione che conduce a pensare che il dolore-male è sempre e solo risultato di una colpa è stata assunta come unica da secoli di riflessione teologica (specialmente occidentale), anche perché nell'AT è messa in discussione solo tardivamente dal libro di Giobbe, che "non sa dare una risposta al problema (della retribuzione)" e di Qohelet, che "nega qualsiasi rapporto fra giustizia e felicità, fra iniquità e sventura" (le citazioni sono di Paolo Sacchi), ma è stata seguita costantemente da quasi tutti gli altri libri AT.

Per comprendere che cosa Genesi intenda realmente per "morte", è necessario fare ricorso a quel grandioso quadro di Rom 5,12 - 7,6 in cui san Paolo mette in connessione la caduta e la morte spirituale ed eterna (di cui la morte fisica è il segno) del "primo adàm (uomo)" col mistero di morte e risuscitamento del Cristo e infine col rito sacramentale d'immersione e rivificazione del Battesimo che prospetta davanti a noi la visione luminosa di "viventi" ritornaiti dai morti, grazia, dono, vita eterna (= divina) per/in Gesù Cristo, "vita" dello Spirito "nuovo".
Anche la Chiesa cristiana ha faticato non poco a comprendere la lezione suprema: l'unico innocente che è Gesù Messia è morto in Croce! Ci voleva tutta la forza di san Paolo a proporre quello che ho chiamato "cristocentrismo" (cfr Col 1,15-20: creazione e redenzione nel Cristo Primogenito): il centro originario della storia della salvezza non è il peccato del progenitore Adamo (sul quale non fa mai tema la storica predicazione di Gesù), ma la morte per Amore di colui che è venuto in questo povero mondo per redimere "il peccato del mondo" (Gv 1,29). Tanto che, secondo il grande teologo francescano Giovanni Duns Scoto, l'Incarnazione fu voluta per se stessa; quindi, anche se l'uomo non avesse peccato, il Figlio di Dio si sarebbe incarnato.
Io personalmente, dopo aver insegnato per 35 anni teologia dogmatica, ho raggiunto l'ancora della....salvezza approfondendo per anni la teologia biblica (dove si raggiunge il massimo della sicurezza). Ma il nostro "popolo di Dio" ha bisogno di sentire rivelazioni su rivelazioni facendo viaggi di centinaia di chilometri (?). Mi occorrerebbe più tempo per parlare di più (solo con persone che sono "aperte" a capire le vere novità). Saluti in Cristo, che è l'unico Verbo.
Sulla struttura composita di Mt 16,13-23

Possiamo parlare di tre sezioni nel testo matteano confrontandole con le parallele di Marco, di Luca e anche con le analoghe di Giovanni

Sezione A: Mt 16,13-16
Alla domanda di Gesù “E voi chi dite che sia il Figlio dell’uomo?” Simon Pietro risponde ampliando la dichiarazione di Marco: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”; risposta che si esprime in Lc 9,20 con “Il Cristo di Dio”. Cfr la parallela di Gv 6,69: “Il Santo di Dio”, dove la domanda verteva sul Figlio dell’uomo (6,62)

Sezione B: Mt 16,17-19
Questa sezione, che quasi tutti i biblisti riferiscono alla presa di coscienza della comunità post-pasquale illuminata dallo Spirito Santo, contiene i famosi versetti della rivelazione del Padre, del macarismo e duplice incarico di Pietro, della permanenza della Chiesa
Non si trova nei paralleli di Marco e di Luca, ma il brano matteano può esssere letto come un'anticipazione di quanto si troverà in Gv 21,15-17: Pasci i miei agnelli, le mie pecore. Nel primo l'incarico a Pietro era motivato da una delle gambe su cui cammina la Chiesa di Cristo; la Fede; nel secondo, dall'altra cioè dall'Amore.

Sezione C: Mt 16,20-23
v. 20: Proibizione di propagare che egli era il Cristo
v. 21: Predizione della serie di rifiuti che egli avrà (dove Mc e Lc specificano: Figlio dell’uomo)
v. 22s: Gesù disapprova l’incomprensione di Pietro e lo chiama Satana. Quest’ultima affermazione non trova posto in Luca, ma l’evangelista la sostituisce con la sua versione del “canto del gallo” (22,31-34) “Simone, Simone, Satana vi ha cercati per vagliarvi (….) E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli”. E qui ritorna ancora una volta Gv 21,15-17.


sabato 1 dicembre 2018

Il Vangelo della Salvezza



PAROLA DI DIO  -  II
Il Vangelo della Salvezza

Perché abbiamo quattro vangeli? Perché in essi si trovano anche schemi generali contrapposti? Abbozziamo solo quattro risposte.

Perché chi insegna una materia importante e complessa segue la via di uno sviluppo progressivo (pensiamo anche ai diversi gruppi di lettere che vengono attribuite a san Paolo).
Perché la persona di Gesù Cristo non è limitabile a una sola dimensione, tanto che (usando l’acrostico delle iniziali della parola greca “pesce”) è chiamato “Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore”
Perché la rivelazione cristiana si è attuata in due fasi:
a) Il Gesù terreno doveva presentare se stesso come il Messia (= Cristo) realizzatore di un nuovo Popolo di Dio;
b) La Chiesa apostolica ha ricevuto la missione di annunciare che Dio Padre ha ridonato la pienezza di vita al suo Figlio Gesù, che era stato crocifisso come uomo, e ha mandato lo Spirito Santo a continuare ed estendere la presenza e l’azione del Rivelatore e Salvatore.
Sulla formazione dei vangeli citiamo solo un piccolo capoverso del paragrafo 19 della costituzione dogmatica “Dei verbum” del Concilio ecumenico Vaticano II: “Gli apostoli poi, dopo l’ascensione del Signore, trasmisero ai loro ascoltatori ciò che egli aveva detto e fatto, con quella più completa intelligenza  di cui essi, ammaestrati dagli eventi gloriosi di Cristo e illuminati  dalla luce dello Spirito della verità, godevano”.
Perché i vangeli non hanno lo scopo di presentarci la cronaca giornalistica dei gesti e discorsi del Gesù terreno, ma quello di annunciare e portare al  mondo intero la Verità e la Vita che costituiscono la Salvezza cristiana.

Ecco perché possiamo distinguere tre fasi nella composizione dei vangeli:
a) Marco, con l’affermazione finale del centurione romano (15,39)“Davvero quest’uomo era (un) figlio di Dio”, che può passare da “inviato definitivo di Dio” a significare “il Figlio di Dio”,
b) Matteo, con la sua idea del Messia Gesù che completa e compie (5,17) le attese dell’Antica alleanza; Luca che vede in Gesù la rivelazione della misericordia (Amore) del Padre (10,37);
c) Giovanni che (come nella visione notturna dall’esterno delle vetrate illuminate di una cattedrale) intravede il fulgore della luce piena e definitiva di Dio nel Figlio risorto e salito presso il Padre (20,17).

Postilla pratica. Per ricavare pie considerazioni ed esortazioni è sufficiente affidarsi alla sensibilità spirituale; ma per giungere a una comprensione "letterale" del testo si deve passare attraverso le norme dell'esegesi.

A partire dalla seconda metà del XX secolo anche noi cattolici abbiamo imparato ad affrontare la Scrittura nei testi originali. Così è superata la vecchia mentalità che poteva dire: “Quando si decidono a metterci in mano un solo testo che riassume i vangeli?”; ”Perché non usare ancora la bella Storia sacra di Don Bosco?”. Ciò equivarrebbe a scambiare le Parole di Dio con un racconto che fa la gioia di coloro che vogliono rimanere bambini.
 

lunedì 26 novembre 2018

Il cristiano crede e opera





PAROLA  DI  DIO  -  I
Quale stima ne ha il credente cristiano?


Può sembrare che soffermarsi a spiegare i contenuti della Bibbia sia un freddo esercizio culturale, molto meno utile dell’amorosa esortazione a un buon comportamento. Ecco perché propongo questi cinque pensieri.

Dobbiamo recuperare la più elevata stima della Parola di Dio, che rappresenta nel massimo grado la Rivelazione pubblica, unica essenziale rispetto alle altre comunicazioni soprannaturali di cui Dio ci fa grazia. Sembra inoltre evidente che la stima veramente chi bada più a ciò che il testo sacro dice in confronto a ciò che i predicatori ne ricavano

Le parole e i gesti di Cristo che troviamo nei tre vangeli sinottici non sono di dignità superiore alla Parola di Dio che è contenuta nella Sacra Scrittura della prima e della definitiva Alleanza (o Testamento). Osserviamo che le più importanti affermazioni della teologia su Cristo si trovano ad es. in Fil 2, Col 1, Ef 1, Gv 1.

Possiamo dire che (soprattutto) in san Paolo e in san Giovanni troviamo tutta la Parola di Dio, che proviene come Rivelazione definitiva e completa che Dio ci ha dato a partire dalla Morte e Resurrezione del Signore Gesù. La Chiesa cristiana è nata col dono dello Spirito Santo, che completa la realtà del Mistero pasquale (Morte, Resurrezione, Ascensione, Dono dello Spirito).

Il cristiano è un discepolo e seguace perfetto di Cristo quando, coll’aiuto fondamentale e necessario della Rivelazione e della Grazia, non solo OPERA secondo la Parola, ma anche CREDE secondo la Parola

Perché non ci può essere VITA cristiana senza CREDERE nel Dio rivelato da Gesù Cristo. Quindi la FEDE è primaria e più importante rispetto alle DEVOZIONI, che pure sono un aiuto prezioso per vivere la nostra vita cristiana col Dio trinitario che ci è stato rivelato in tutta la Bibbia.

E concludo così

Nel Catechismo della Chiesa Cattolica c'è la sintesi della verità-vita rivelataci nel Cristianesimo:
- ciò che ci è proposto a credere (Fede) e attendere (Speranza)
- ciò che dobbiamo operare (Carità verso Dio e il prossimo) nella vita divina che ci à stata donata nello Spirito (Grazia)
- come possiamo comunicare con Dio (Preghiera come Chiesa e come individui).


lunedì 7 maggio 2018

Veloce schema sulla Parola di Dio



Fondamentalità ed essenzialità del DABAR


Parliamo della religione ebraico-cristiana, nel senso che essa si fonda sulla prima Alleanza e sulla seconda e definitiva.(e noi nella liturgia leggiamo ugualmente i testi della prima e quelli della nuova), essendo quella ebraica una vera, ma non definitiva religione dell’unico Dio (vedi le chiare precisazioni di san Paolo e della Lettera agli Ebrei).
Questa religione è rivelata; quindi non è una filosofia, un prodotto del pensiero umano; perché Mosè e Gesù non stanno alla pari con Buddha o Confucio.
Il Rivelante è Dio, il padre di Gesù Cristo, il quale si comunica e rivela a noi con gesti (eventi) e parole (insegnamenti); a conferma di ciò segnaliamo che il vocabolo ebraico dabar significa sia parola, sia evento (o fatto)..

Nell’antica alleanza Dio si rivela al Popolo d’Israele, specialmente con Mosè e coi profeti e sapienti. L’evento fondante è la liberazione degli Israeliti dalla schiavitù degli Egiziani (Pasqua ebraica)
Nella nuova e definitiva alleanza Dio si rivela ai discepoli e seguaci di Gesù, specialmente con Cristo (In principio era il Verbo!), il Rivelatore, e con gli apostoli, strumenti dello Spirito della verità, gruppo che va oltre i soli Dodici. L’evento fondante è quello del Padre che libera Gesù dalla morte e noi dai peccati (Pasqua cristiana).

Il Debar JHWH è un assoluto; per cui
-          può essere commentato, ma non inventato né amputato
-          deve essere assunto nella sua totalità, non secondo le preferenze di una parte
-          deve essere interpretato secondo le collaudate regole dell’esegesi.
Il concilio ecumenico Vaticano II inizia il documento sulla divina Rivelazione professando di porsi  “in religioso ascolto della Parola di Dio”. Al n. 10 dello stesso documento dichiara che “il magistero (della Chiesa) non è al di sopra della Parola di Dio, ma la serve (….), piamente la ascolta, santamente la custodisce e fedelmente la espone”.

Rimarrebbe da trattare di un altro dono che Dio ci ha fatto sotto il termine Dabar: oltre a evento, oltre a parola, il Dabar scritto sotto ispirazione del Parakletos (vedi il precedente documento conciliare, al n. 7).

POSTILLA
La Rivelazione non è un sovrappiù della Weltanschauung filosofica, ma dà una visione globale e tutta nuova della realtà, che viene a formare la piattaforma della teologia biblica. La filosofia serve per inquadrare concettualmente il messaggio, ciò che porta a stendere una teologia sistematica.


APPENDICE
Possiamo dire che la comprensione del mistero ha solo l’inizio dalla Risurrezione di Gesù? E’ quanto ci spiega in una limpidissima pagina San Leone Magno – mentre gli concediamo di non cogliere, come i padri occidentali, il tratto spesso apocalittico che soggiace all’espressione “Figlio dell’uomo” - nel Discorso 2 sull’Ascensione, 1, 4 (si può trovare in Liturgia delle Ore, volume II, Venerdì della sesta settimana di Pasqua).
Assumendo lo schema distintivo dei vari eventi pasquali che è propria di San Luca, il papa che avrebbe offerto la duplice distinzione al concilio di Calcedonia ci dice che gli apostoli “avevano accolto, non senza esitazione, la  realtà della sua risurrezione” e che coll’Ascensione “la loro anima era tutta rivolta a contemplare la divinità del Cristo asceso alla destra del Padre” (….) “Proprio allora (….) il Figlio dell’uomo si diede a conoscere nella maniera più sublime e più santa come Figlio di Dio, quando rientrò nella gloria della maestà del Padre, e cominciò in modo ineffabile a farsi più presente per la sua divinità, lui che, nella sua umanità visibile, si era fatto più distante da noi” (….) “Infatti, pur rimanendo nel Cristo glorificato la natura del corpo, la fede dei credenti era condotta in quella sfera in cui avrebbe potuto toccare l’Unigenito uguale al Padre, non più per contatto fisico, ma per la contemplazione dello spirito”.
La medesima idea è espressa splendidamente da Sant'Agostino nei Trattati su Giovanni 124,5 (si può trovare nel seguente Sabato della sesta settimana), che commenta la misteriosa frase di Gesù a Pietro: ""Se voglio che egli (Giovanni) rimanga finchè io venga, che importa a te? Tu seguimi" (Gv 21,22).
Così interpreta il santo vescovo: "Mi segua l'opera che, sul modello della mia passione, è già terminata. Rimanga in attesa, fino a quando verrò a renderla totale, la contemplazione appena inziiata (....); .... la conoscenza di Cristo. prima di arrivare al suo culmine, deve attendere la sua venuta (....). (Ciò) significa (....) rimanere in attesa, perchè la condizione significata da Giovanni non raggiungerà la sua pienezza adesso, bensì alla venuta di Cristo".
 

domenica 29 ottobre 2017

Leggere la Bibbia



COME  CAPIRE  LA  BIBBIA ?
Umili suggerimenti pratici per principianti

Anche un uomo di cultura della nostra area geografica “ben intenzionato” capirà poco se leggerà la Bibbia come L’Orlando furioso o I promessi sposi. Immaginiamo allora un operaio che lavora agli altiforni o un ragioniere di banca.
E lo Spirito Santo? Ma Lui non è lì per sostituirsi alla nostra pigrizia o per sconfessare i nostri pregiudizi (magari di cattolici fermi alla qualifica di “tridentini”). Comunque resta vero che la Bibbia va interpretata alla luce di Colui che l’ha ispirata, non ignorando la tradizione della Chiesa e l’aiuto del suo magistero (Concilio Vaticano II).

COS’E’ LA BIBBIA

Non è un’antologia di scritti che si possono dichiarare portatori della Parola di Dio “allo stato puro” (Non tutta l’acqua che piove dal cielo entra nel piccolo canale che serve a irrigare il mio campo). La Parola di Dio vi è “ristretta” nei concetti e nelle parole degli uomini, di diverse culture e di diverse epoche. Teniamo conto che il genio semitico si esprime prevalentemente con simboli, figure, azioni, e quello greco con concetti
Non è un libro di scienze, di storia civile o militare, di antropologia, di sociologia, di economia, di diritto….. Essa è un libro di fede e di morale, di spiritualità e di preghiera, insomma un libro di rivelazione e salvezza
La rivelazione divina è donata secondo modi di comprendere diversi, senza distinzione di “centro o periferia” delle affermazioni     

Prima dei testi scritti si sono sviluppate tradizioni orali diverse. I libri biblici spesso non sono stati composti di getto, in pochi mesi, da un unico autore….
La disposizione dei libri e delle loro parti è molto lontana dall’ordine con cui le varie “chiese” cristiane stampano le proprie edizioni. Questo ci farà evitare di attribuire una priorità “teologica” ai due racconti della creazione in Genesi (AT) o al vangelo secondo Matteo (NT)
Le proposte di teologia o di morale che sottostanno ai vari libri sono spesso opposte alle altre, condizionate  delle concezioni filosofiche, socio-politiche… degli autori umani
L’interpretazione della Bibbia ha subito e subisce uno sviluppo all’interno (vedi la concezione di Dio nell’AT) o al di fuori (vedi la moralità della guerra, o la posizione della donna in alcuni testi paolini, e nella concezione della Chiesa d’oggi).
Coloro che purtroppo ancor oggi seguono la teoria della “dettatura meccanica” o della lettura letteralistica della Bibbia non sanno raccapezzarsi quando trovano contraddizioni, incongruenze, ripetizioni, errori topografici e storici, approvazione di metodi immorali….
Spesso le traduzioni nelle nostre lingue faticano a rispettare completamente il testo originale, essendo da esso lontani alcuni vocaboli e addirittura alcuni concetti (per es. giustizia, anima, azione di Dio sul creato)

UN PICCOLO SUGGERIMENTO DI ESEGESI ED ERMENEUTICA

Guardiamoci dalla fretta del lettore che non sa distinguere il linguaggio o il genere letterario (ciò che l’autore umano dice) dal messaggio o contenuto (ciò che Dio insegna).
Come un lettore della favola di Esopo o Fedro per capire la “morale” deve affrontarne tutto il testo; come il lettore di un libro dell’Eneide deve conoscere la trama di tutto il poema, così nessuno può capire la Bibbia se non conosce il contesto prossimo e remoto.

martedì 25 luglio 2017

Catechesi minuta sulla Domenica



Cari amici (preti e diacono),
non pensate che io, vecchio e acciaccato come sono, voglia fare il saccente, ma desidero e ritengo utile solo aggiungere altre considerazioni a quelle che abbiamo svolte oggi a pranzo sulla Domenica, sulla Celebrazione eucaristica, sul Mistero pasquale. Per vedere quanta acqua è passata sotto i fiumi (Adige e Tevere) dai contenuti della formazione presbiterale pre-conciliare a quella post-

Uso queste sigle:
DV =             Dei verbum;
SC =              Sacrosanctum concilium;
CPX =           Catechismo di Pio X (oggi totalmente dimenticato)
CCC =           Catechismo Chiesa Cattolica.(oggi abbastanza dimenticato)
Denz. =          Enchiridion symbolorum

Nota generale. Io mi riferivo non alle lezioni teoretiche di qualche parroco (che eventualmente teneva tutta l’omelia sul sacro dovere di pagare la sedie acquistate per la chiesa….), ma alla valutazione (il “peso”!) dato nella pratica pastorale e di pietà.
In generale parlavo della “paura” della Bibbia, di molti preti (e non solo….) di allora, dopo le preoccupazioni espresse  dal Concilio di Trento e la controriforma: non tradurre la Bibbia e non organizzare società bibliche (Clemente XII; Benedetto XIV; Pio VII; Leone XII; Gregoriio XVI; Pio IX. Vedi Denz. 2710; 2771; 2783s.) Mentre nel sec. XIX nascevano a centinaia i nuovi gruppi protestantici-contestatori, ad es. i Testimoni di Geova!
          Chi volesse vedere quante strade accidentate, quante muraglie e quante autostrade si è trovato davanti ogni biblista italiano può leggere: ANGELO TAFI, Mezzo Secolo a servizio della Chiesa in Italia, Associazione Biblica Italiana, Treviso 1985

I – Sul Mistero pasquale. Che comprende almeno Morte-Risurrezione (o meglio: dall’Ultima Cena a Pentecoste)
“Quest’opera della redenzione umana e della perfetta glorificazione di Dio….è stata compiuta da Cristo Signore specialmente per mezzo del mistero pasquale….” (SC 5). Si è voluta superare l’impostazione medievale latina che parlava dell’Incarnazione e della Morte redentrice (salvezza da), mentre la Chiesa orientale ha sempre dato grande importanza alla Risurrezione e allo Spirito Santo, fino a proporre nella “divinizzazione” la salvezza per.
Nota critica: Posso dire che – essendomi innamorato, a partire della mia tesi di laurea, della teologa orientale - mi sarei aspettato, su questo duplice orientamento, molto di più dal n. 654 del CCC?
La chiesa apostolica dava il primato al Mistero pasquale (dal kérygma); poi, nei secoli IV-V, si dovette difendere nei grandi concili l’identità divina di Gesù che veniva fatta risalire a prendere l’avvio dall’Annunciazione-Incarnazione.
Leggere anche il n. 6 (molto ricco e quindi lungo)
“Gesù…..specialmente con la sua morte e gloriosa risurrezione di tra i morti, e infine coll’invio dello Spirito di verità, compie e completa la rivelazione….” (DV, 4)
In teologia cattolica si classificava la Risurrezione in Apologetica, come “prova del nove” della divinità di Gesù Cristo, e non cellula germinale di fede, vita e pietà cristiane.
Se avete il CPX, leggete i nn. 25-26 (dove non compare mai la Risurrezione) e i nn. 76-94 (dove essa non riveste alcuna importanza teologica)

II – Sulla Celebrazione eucaristica. Noi latini, dopo le crisi teologiche del secondo millennio, insistevamo molto più sull’adorazione privata o pubblica; donde vengono sviluppate le belle e utili devozioni, per es. del Sacro Cuore di Gesù (nata nel XVII secolo!); ma queste, che sono come le foglie, vengono ritenute pastoralmente insostituibili proprio quando vengono meno le radici dell’albero (la fede).
Quando io ero chierichetto, …secoli or sono, si recitava il Rosario “a sirene spiegate” durante la Messa domenicale (!) perché le comari non parlassero dei…pulcini; si diceva nella catechesi che è preferibile chi perde la Messa a chi perde le Funzioni della “Quarta classe” (perché qui avrebbe saputo che doveva “ascoltar Messa”)

III – La Domenica
“Ogni settimana, nella….domenica, (la Chiesa) fa memoria della risurrezione del Signore….” (DV, 103)
Leggere anche il n. 106 (molto ricco, e quindi lungo)
Purtroppo una volta “Udir la Messa” (!) era oggetto del primo dei “Cinque precetti generali della Chiesa”, e non fonte principale della fede e della pietà, e “Giorno del Signore” (espressione supremamente importante già fin dall’AT).

Don A.

APPENDICE

I soliti “laudatores temporis acti” saranno pronti a lamentare: “Ma allora tutta la gente veniva in chiesa! Avevano più fede!”
Essendo stato prete per oltre 60 anni, devo rilevare invece che quella presunta era dell’oro pastorale mostrava qualche grave limite; per es. l’oscuramento del contenuto teologico e l’insistenza su marginali aspetti pratici. Qualcuno insisterà: “Ma la gente preferiva questi!” Allora sono costretto a chiedere: “E’ buona maestra quella che continua a insegnare solo le “tabelline” per tutti i cinque anni della scuola primaria? Abbiamo totale sfiducia sulle capacità intellettive del pubblico? O siamo noi a peccare per "ignavia teologica?”
Qualche esempio di “riduzionismo pratico” mi servirà per chiarire il metodo difettoso:
- Su Dio e sulla Rivelazione: 1) Avendo io predicato che tra Dio e Maria c’è un abisso da valicare, una buona signora chiese all’ottimo marito: “Ma non è sua madre?” 2) Per noi latini lo Spirito Santo è stato ristretto nei suoi limiti, quelli intimistici, tanto che Padre Y. Congar lamentava che lo abbiamo surrogato con le tre presenze dell’Eucaristia, della Madonna, del Papa. 3) Era più “venerata” una frase di Santa Bernadette o una dei Vangeli dell’infanzia?
- Sull’Eucaristia: 1) Era più importante fare la Comunione o partecipare alla Messa? 2) Era più “sentita” la festa del Corpus Domini o quella In Coena Domini? 3) Era logico presentare i nove primi Venerdì del mese come “assicurazione” di guadagnarsi (!) il Paradiso?
- Sulla Riconciliazione e Indulgenza: 1) Quanta strada teologica ha fatto la Confessione da “mia metànoia” dei primi secoli, alla pia confessione per l’avanzamento spirituale? 2) Avevano vero valore sacramentale quelle confessioni (2 agosto, 2 novembre) per ottenere l’Indulgenza plenaria applicabile, secondo l’opinione pubblica dei fedeli, anche ai nostri cari defunti perché fossero liberati delle fiamme del Purgatorio? 3) Non suonava strana l’esortazione a ottenere la remissione della pena temporale, oltre a quella della pena eterna?
- Su Maria SS.ma: 1) Perché era di precetto l’Assunta e non la Divina maternità di Maria vergine (11 ottobre)? 2) E’ più chiave per arrivare al Signore la recita del Rosario (che Paolo VI chiamò “cristiano”) o l’ascolto della Parola di Dio?

lunedì 5 giugno 2017

Un ex-professore a un ex-missionario

Caro syndoule in Cristo,
ho letto attentamente la trattazione del teologo ex-gesuita Castillo “La teologia di papa Francesco” ed ho accumulato appunti di risposta con relative citazioni bibliche. Ma quelli risultavano troppi come numero. Inoltre ho accertato che Castillo ha preso direttamente la strada di una certa lettura (diciamo: da America Latina) che non condivido mentre altri (probabilmente anche alcuni del tuo gruppo) appassionatamente condividono. Così non avrei fatto un “buon servizio” alla “causa del Vangelo”, l’unica che mi interessa.
Ho quindi deciso di approntare una trattazione, portatrice di un metodo almeno minimamente “scientifico”, con questo titolo:

Qualche spunto di analisi teologica di un’ideologia

Qualche spunto: due o tre…., per non sacrificare tanto tempo
Ma che intendo per “ideologia”?

Avendo insegnato bene o male (le ciambelle escono sempre col buco?) per 35 anni teologia, porto questi esempi:
1.      Scienza si distingue da ideologia, perché questa vede (o vuol vedere) una sola dimensione della realtà, che notoriamente è sempre complessa.
2.      Ideologia sarebbe, in antropologia, individuare soltanto  una vita animale nell’uomo, oppure considerarlo come l’essere supremo esistente.
3.      Ideologia sarebbe sentenziare che “L’Islam, essendo una religione, non può essere  il male”, e non capire che “Dentro l’Islam, ci può essere il male, anzi questo può essere fomentato da alcune affermazioni giacenti nei suoi testi sacri”
E tu sai che “eresia” deriva da hairesis, cioè scelta di una sola “pars”, di fronte ad alcune realtà. Ciò conduce a disastrose “riduzioni”. Ciò non significa mai che quanto scelgono quelli che non la pensano come me sia un errore da rigettare; ma piuttosto che il dialogo (dià-logos) deve essere inclusivo, per fregiarsi del titolo di ecumenico.

Noticina iniziale: Se il teologo de cujus  cita espressioni come “teologia dogmatica” o “sacra potestas”, ditegli che esse sono scomparse dai nostri Studia generalia da decenni o secoli

E’ ora di venire a qualche esempio:
1.      Facendo cristologia, iniziavo i discorsi distinguendo: a) gesuologia, documentazione di ciò che ha “fatto e detto” Gesù di Nazaret, predicatore itinerante, da cui ha preso forma la “sequela”; b) cristologia (direi più esattamente: Kyriologia = trattazione sul Signore), ciò che crediamo dopo il Mistero pasquale  sul Cristo risorto (o meglio: risuscitato), Salvatore e Signore, al quale intitoliamo la nostra professione di fede. Perché il biblista cattolico Cerfaux ha acutamente detto che il Cristianesimo è nato due volte: in Galilea e a Gerusalemme.
2.      I tempi-modi del verbo dell’annuncio del Regno di Dio: “si è avvicinato” (prima della Pasqua); “è già venuto” (dopo la Pasqua)
3.      Perché non si tiene conto che la prima configurazione” dell’Evangelium è quella di san Paolo (vedi Romani e Galati,….), e solo dopo si sono formati gli “Evangelia”? Sappiamo che metà del NT (14 lettere scritte da, o attribuite a….) su 27 libri, sono riferite all’Apostolo dei pagani? Quale sarebbe il vertice del nostro credere se, letti cinquanta volte i sinottici, trascurassimo la conclusione solenne del “corpo primitivo” del IV Vangelo (Gv 20,31)?
4.      Se il teologo spagnolo immagina la fede come schiavitù alla gerarchia ecclesiastica, dite che rilegga Rm 1,5; 16,26; At 5,29
5.      Il cristianesimo (= l’esistenza cristiana) cammina su due gambe: fede (credere) e carità (amore del….prossimo; e perché non di Colui….che è o ci sembra lontano?), anche se faticosamente cammina (speranza). Non cadiamo comunque nell’errore (denunciato per es. da Maritain) del ridurre il Cristianesimo alla sola morale (come il Buddhismo), la teologia a sociologia
6.      Sbaglia il “periodo” cristiano sia quando riduce la Chiesa exclusive a un monastero; sia quando la riduce exclusive a un sindacato. (Le sorelle Marta e Maria di Lc 10)
7.      Noi critichiamo Lutero perché (come diceva mons. Luigi Sartori) ha fatto queste “riduzioni” (ad imbuto): della Scrittura ha preso il NT, di questo ha preso san Paolo, di lui ha preso Rm-Gal; in queste ha preso la giustificazione. Non è dunque essenziale il corpus johanneum? Sbagliano forse i fratelli cristiani orientali quando, invece di insistere sulla liberazione dal “peccato” (vedi quel terribile cap. 7 di Romani!), prospettano il dono “escatologico” della theopoiesis (divinizzazione)?

Lasciami ricordare alla fine solo alcune delle molte citazioni bibliche di cui parlavo:
-          Mc 1,15 la prima predica!
-          Non di solo pane vive l’uomo (Lc 4,4; Dt 8,3)
-          Chi crederà e sarà battezzato…(Mc 16,16 come sintesi veloce degli altri testi evangelici). Perché si cita solo Mt 25?
-          Non la manna di Mosè, ma Cristo è il “Pane disceso dal cielo” (Gv 6 nella prima parte del complesso discorso)
-          Son venuto perché…. (Gv 10,10)
-          Questa è la vita eterna…. (Gv 17,3)

In questa breve analisi ho inteso prendere di mira la visione che del Cristianesimo ha il teologo Castillo, perché  sarebbe il più grande affondamento della sua "corazzata" se esso diventasse la religione dell'immanenza.

giovedì 9 marzo 2017

Formazione dei vangeli

Metodo della “Scuola delle forme” applicato
alla formazione dei vangeli

Usando due caratteri diversi, mettiamo in parallelo: Luca 1,1-4
                                                                             Dei verbum n. 19


FASE A
1b) gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi
                              - Gesù operò e insegnò……; ciò che egli aveva detto
                                 e fatto

2b) coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio
                               - fin dal principio furono testi oculari


FASE B
2a, c) ce li hanno trasmessi….e divennero ministri della Parola
-         gli apostoli trasmisero ai loro ascoltatori ciò che
egli aveva detto e fatto; ministri della Parola


FASE C
1a, 3a) molti hanno cercato di raccontare con ordine….; anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi

3b) ho cercato di scriverne un resoconto ordinato per te
                                 - gli autori sacri scrissero i quattro vangeli…..;
                                    scrissero….

4) in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti (o: informazioni) che hai ricevuto
                                  - per farti conoscere la verità degli insegnamenti
                                     sui quali siamo stati istruiti



                        NOTE
Questi 4 versetti servono da prologo al primo e al secondo tomo dell’opera di Luca: Vangelo e Atti
Aggiungendo se stesso ai “ministri della Parola” Luca dichiara di appartenere alla categoria degli”evangelisti”, i quali uniscono l’interesse per la storicità a quello dell’annuncio apostolico
Col vocabolo ebraico “dabàr”  si intendono sia i fatti che le parole.
La “verità” non è solo l’esattezza, ma soprattutto la “rivelazione” di Dio (cfr n. 11).

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UN TRACCIATO PER CHI VUOLE AFFRONTARE SERIAMENTE LA LETTURA DELLA BIBBIA

Essendo la Bibbia un'antologia di libri molto diversi e scritti con una mentalità molto lontana dalla nostra - nè potendo accogliere l'invito protestantico, solo apparentemente ingenuo, a leggere senza alcuna preparazione qualsiasi brano della Bibbia - mi permetto di prospettare un breve percorso per un primo approccio al Testo sacro.

In questo Blog un volenteroso può trovare  cinque "post" scritti nell'ultimo mese:
- Per qualche amico che si aggiorna                                        (5 marzo)
- Briciole di ermeneutica (Principi)                                          (4 febbraio)
- Briciole di ermeneutica (Esemplificazione)                            (19 febbraio)
- Sulla Rivelazione                                                                 (25 febbraio)
- Formazione dei Vangeli (è il "post" che stiamo leggendo)